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Mostrati: 2921 - 2940
Zürich, Braginsky Collection, B124
Pergamena · 162 + 1 ff. · 27.8 x 20.2 cm · [fine del XIV secolo/inizio del XV secolo]
Yaakov ben Asher, Tur orach chajjim ("sezione: Modo di vita")
Questo manoscritto di Yaakov ben Asher (figlio del rabbino e copista Asher ben Jehiel) contiene una delle più antiche copie del Arba'a turim, uno scritto a carattere religioso-giuridico. L'intera opera si occupa di tutte le leggi ebraiche concernenti le preghere e la sinagoga. Questo esemplare contiene unicamente la prima di quattro parti. Intorno al testo principale si trovano molte glosse e commenti; da menzionare una annotazione autografa dell'influente rabbino tedesco Jakob Weil del XV secolo e delle note in lingua slava. Il manoscritto contiene inoltre delle versioni che differiscono dalla edizione standard, così come dei Responsa ("Responsa rabbinici"), altrimenti sconosciuti, dell'importante rabbino Israel Isserlin (1390-1460).
(red)
Online dal: 2015-03-19
Zürich, Braginsky Collection, B125
Carta · 111 ff. · 18.8 x 13.3 cm · [intorno al 1470]
Ippocrate, Aforismi
Contiene la traduzione in ebraico dei sette capitoli degli aforismi di medicina di Ippocrate di Hillel ben Samuel di Verona (ca. 1220 – ca. 1295) che, al contrario di altre traduzioni esistenti, si basa sulla versione latina di Costantino Africano (+ prima di 1098/99) piuttosto che sulle traduzioni arabe dell'originale greco. Il testo è accompagnato dal commento di Moses ben Isaac di Rieti (1388-dopo il 1460), caporabbino di Roma e poeta. Il suo commento si basa in larga misura su quello di Mosé Maimonide (1138-1240) e su Galeno di Pergamo (II d.c.). Questo codice tramanda la prima versione - delle due che si conoscono - del commento di Mosé da Rieti. La datazione si basa sull'identificazione delle filigrane della carta.
(red)
Online dal: 2014-12-18
Zürich, Braginsky Collection, B133
Carta · 249 ff. · 24.9 x 18.8 cm · 1615
Tefillah le-Moshe (Preghiere di Mosé; intenzioni mistiche)
L'autore del testo di questo manoscritto, Moses Ben Jacob Cordovero (1522-1570), era considerate una delle figure più importanti del movimento cabalistico nella città di Safed (Galilea Superiore), che divenne il nuovo centro del movimento cabalistico dopo l'espulsione degli ebrei dalla Penisola Iberica. Uno dei più importanti concetti tra i cabalisti di Safed era quello della preghiera mistica, mentre il concetto centrale in questa dottrina era quello del kavanah (intentzione mistica; plurali, kavanot). La Tefillah le-Moshe (Preghiere di Mosé) contiene delle kavvanot per I giorni della settimana e per lo Shabbat. La scrittura corsiva ebraica tonda, semicorsiva, e scritture quadrate usate nel manoscritto sono sottolineate/migliorate da una varietà di disegni di fogliame. Nella pagina del titolo il copista si riferisce a sé stesso come "giovane e insignificante, un verme e non un uomo, AR"I nella città di Modena". Ari è il nome ebraico per 'leone', ma qui deve essere inteso quale una abbreviazione del nome del copista, il forse conosciuto Judah Aryeh (Leone) Modena (1571-1648).
(red)
Online dal: 2016-10-13
Zürich, Braginsky Collection, B173
Pergamena · 29 + 1 ff. · 12 x 8.5 cm · 1716
Sefer sod Adonai in Sharvit ha-Zahav (Libro sul mistero di Dio con [il commento] "Lo scettro d'oro")
Il titolo di questo libro sulla circoncisione del 1716 è Libro del mistero di Dio con [il commento] "Lo scettro d'oro" che, sulla base dello stile e della scrittura del copista (Sofer), viene attribuito ad Arje ben Juda Leib di Trebitsch (Moravia), attivo a Vienna. Il manoscritto contiene molte illustrazioni di varie scene: tra le altre, sulla pagina del titolo è raffigurato un gruppo di persone in una sinagoga impegnate in una discussione. Rende interessante la scena il fatto che siano presenti non solo uomini ma anche donne. Sul secondo foglio è raffigurato l'arcangelo Raffaele con il giovane Tobia che porta a casa un pesce per guarire il padre cieco. Il motivo dell'arcangelo Raffaele quale angelo custode dei bambini appare solitamente solo nell'arte cristiana. Per questo motivo Arje ben Juda Leib potrebbe aver utilizzato un modello cattolico per meglio illustrare la funzione protettiva della circoncisione per i bambini ebrei. Per la sua scrittura Arje ben Juda si orientò ai caratteri a stampa di Amsterdam, e in questo modo introdusse la moda be-otijjot Amsterdam ("con i caratteri di Amsterdam"), cioè la realizzazione di manoscritti nello stile dei caratteri a stampa di Amsterdam.
(red)
Online dal: 2015-03-19
Zürich, Braginsky Collection, B217
Pergamena · 24 ff. · 9.5 x 5.2 cm · 1751
Birkat ha-mason (Benedizione del nutrimento e altre preghiere e benedizioni)
Il manoscritto della metà del XVIII secolo contiene, oltre al Seder birkat ha-mason («Ordine delle preghiere della benedizione del nutrimento»), la Birchot ha-nehenin («Benedizioni prima del consumo di cose»), die Schalosch mizwot naschim («Tre precetti per donne») e la Seder keri'at schema al ha-mitta («Disposizione dello schema delle preghiere per la note e prima di addormentarsi»
Le parti relative ai tre precetti per le donne permettono di dedurre che il volume venne concepito come un regalo di matrimonio. Accanto all'illustrazione sulla pagina iniziale sono inoltre presenti nel volume 22 piccole illustrazioni a colori. Una formulazione ebrea sulla pagina del titolo rimanda a Deutschkreutz in Burgenland (Austria) quale luogo di origine del manoscritto. Le caratteristiche della scrittura e della decorazione permettono di attribuire il manoscritto al copista ed illustratore Aaron Wolf Herlingen.
(red)
Online dal: 2014-12-18
Zürich, Braginsky Collection, B222
Pergamena · 129 ff. · 12 x 8.1 cm · 1723
Tehillim (Salmi)
I salmi contenuti in questo manoscritto sono suddivisi a seconda dei giorni della settimana nei quali devono essere letti e, ad eccezione di quelli per il venerdì, queste sezioni sono introdotte da iniziali collocate in riquadri monocromi multicolori. Il manoscritto presenta nella pagina iniziale una cornice architettonica nella quale sono raffigurati Mosè ed Aaron sotto due archi. Particolarmente impressionante è la raffigurazione all'inizio del primo salmo a c. 6v dove, dopo la prima parola ashre, è raffigurato il re Davide seduto all'aperto sulla terrazza di un palazzo, intento a suonare l'arpa, mentre rivolge lo sguardo ad un volume aperto, che rappresenta probabilmente i suoi salmi. Il manoscritto Braginsky è stato copiato e decorato da Moses Judah Leib ben Wolf Broda di Třebíč, che è forse responsabile anche della decorazione del più famoso manoscritto ebraico del XVIII secolo, Haggadah Von Geldern del 1723. Oltre al salterio Braginsky, sono conosciuti altri sette manoscritti di Moses Judah Leib, prodotti tra il 1713 ed il 1723. La rilegatura in pelle di vitello macchiettata porta lo stemma della famiglia De Pinto di Amsterdam impressa in oro sia sulla coperta anteriore che su quella posteriore.
(red)
Online dal: 2016-10-13
Zürich, Braginsky Collection, B235
Pergamena · 24 ff. · 14.4 x 90 cm · 1730
Tefillot Yom Kippur katan ("Preghiere per il giorno dell'espiazione") con traduzione in yiddish
Il giorno del digiuno Jom kippur katan ha la sua origine nel giorno festivo Rosch chodesch, che in epoca biblica segnava nel calendario lunare il primo giorno in cui era visibile la falce di luna dopo la luna nuova. Questo giorno, durante il quale in origine non si poteva lavorare, si sviluppò più tardi tramite la compilazione del Talmud in un mezzo giorno festivo. Furono per primi i mistici di Safed in Alta Galilea a trasformare il Rosch chodesch in un giorno di digiuno creando una liturgia basata sulle penitenze del Jom Kippur ("Giorno dell'espiazione"). Da qui deriva anche il nome Jom Kippur Katan ("Piccolo giorno dell'espiazione"). Questo nuovo costume si estese verso l'italia e infine a nord delle Alpi. Simili raccolte di preghiere erano molto amate nel XVIII secolo. Al contrario di molti altri, questo esemplare è ornato da una pagina di titolo illustrata. Se il copista Juda Leib ben Meir di Glogau non avesse iscritto il suo nome in questa pagina, si sarebbe potuto supporre che il lavoro di copia fosse di Aaron Wolf Herlingen di Gewitsch, cui corrispondono le caratteristiche della scrittura e dell'illustrazione. Sui rapporti tra Herling e il copista Meir si può per il momento solo fare delle supposizioni.
(red)
Online dal: 2015-03-19
Zürich, Braginsky Collection, B242
Pergamena · 164 ff. · 20 x 15.4 cm · [XVIII secolo]
Josef (Juspa), Sefer Likkutei Yosef ("Compilazione di Giuseppe")
Josef (Juspa), schammes ("sacrestano") di Worms (1604-1678), ha registrato la vita quotidiana, i riti e gli usi della comunità ebraica di Worms, una delle più antiche ed importanti d'Europa. Questo autografo di Josef contiene i commenti al libro di preghiere, al Birkat Hamason ("Preghiera dopo i pasti"), alla Haggadah e ai Pirqe Avot ("Capitoli dei Padri"), e altre annotazioni sui riti di preghiera e notizie autobiografiche. Le annotazioni alle Minhagim ("Riti") vennero ripresi nella edizione a stampa del Minhagbuch di Worms, ma poichè una gran parte di questo manoscritto rimase inedita, costituisce una importante fonte per la storia religiosa di uno dei più grandi centri ebraici d'Europa. Il manoscritto appartenne tra gli altri al rabbino Michael Scheyer, e più tardi alla raccolta privata di Salman Schocken a Gerusalemme.
(red)
Online dal: 2015-03-19
Zürich, Braginsky Collection, B243 Vol. 1
Pergamena · 270 ff. · 32.2 x 26.3 · 1494
Bibbia ebraica
Il più vecchio colophon di questa bibbia ebraica con annotazioni (critiche al testo) masoretiche, che si trova alla fine dell'ultimo volume (vol. 4), afferma che Isaak ben Ischai Sason finì questa bibbia a Ocaña (Spagna) nel 1491. Alla fine di quello che originariamente era il primo volume – e oggi secondo volume (vol. 2) – un'altra annotazione dichiara che questo venne terminato nel 1494 a Evora nel regno del Portogallo, due anni dopo la cacciata degli ebrei dalla spagnola Castiglia. Originariamente questa bibbia era divisa in due volumi e presentava una sequenza insolita e non canonica dei libri. Nel XIX secolo venne suddivisa in quattro volumi (vol. 1, vol. 2, vol. 3, vol. 4) e ricevette una nuova rilegatura con una coperta di color rosso porpora e delle impressioni dorate. Nel XVIII secolo si trovava nel convento di S. Paolo dei Carmelitani Scalzi di Firenze da dove giunse, dopo i saccheggi napoleonici, forse nella Biblioteca Vaticana, ma già nel 1827 venne venduta. Prima di giungere a Zurigo nella collezione Braginsky appartenne alla collezione di Beriah Botfield.
(red)
Online dal: 2015-12-17
Zürich, Braginsky Collection, B243 Vol. 2
Pergamena · 182 ff. · 32.2 x 26.3 · 1494
Bibbia ebraica
Il più vecchio colophon di questa bibbia ebraica con annotazioni (critiche al testo) masoretiche, che si trova alla fine dell'ultimo volume (vol. 4), afferma che Isaak ben Ischai Sason finì questa bibbia a Ocaña (Spagna) nel 1491. Alla fine di quello che originariamente era il primo volume – e oggi secondo volume (vol. 2) – un'altra annotazione dichiara che questo venne terminato nel 1494 a Evora nel regno del Portogallo, due anni dopo la cacciata degli ebrei dalla spagnola Castiglia. Originariamente questa bibbia era divisa in due volumi e presentava una sequenza insolita e non canonica dei libri. Nel XIX secolo venne suddivisa in quattro volumi (vol. 1, vol. 2, vol. 3, vol. 4) e ricevette una nuova rilegatura con una coperta di color rosso porpora e delle impressioni dorate. Nel XVIII secolo si trovava nel convento di S. Paolo dei Carmelitani Scalzi di Firenze da dove giunse, dopo i saccheggi napoleonici, forse nella Biblioteca Vaticana, ma già nel 1827 venne venduta. Prima di giungere a Zurigo nella collezione Braginsky appartenne alla collezione di Beriah Botfield.
(red)
Online dal: 2015-12-17
Zürich, Braginsky Collection, B243 Vol. 3
Pergamena · 184 ff. · 32.2 x 26.3 · 1491
Bibbia ebraica
Il più vecchio colophon di questa bibbia ebraica con annotazioni (critiche al testo) masoretiche, che si trova alla fine dell'ultimo volume (vol. 4), afferma che Isaak ben Ischai Sason finì questa bibbia a Ocaña (Spagna) nel 1491. Alla fine di quello che originariamente era il primo volume – e oggi secondo volume (vol. 2) – un'altra annotazione dichiara che questo venne terminato nel 1494 a Evora nel regno del Portogallo, due anni dopo la cacciata degli ebrei dalla spagnola Castiglia. Originariamente questa bibbia era divisa in due volumi e presentava una sequenza insolita e non canonica dei libri. Nel XIX secolo venne suddivisa in quattro volumi (vol. 1, vol. 2, vol. 3, vol. 4) e ricevette una nuova rilegatura con una coperta di color rosso porpora e delle impressioni dorate. Nel XVIII secolo si trovava nel convento di S. Paolo dei Carmelitani Scalzi di Firenze da dove giunse, dopo i saccheggi napoleonici, forse nella Biblioteca Vaticana, ma già nel 1827 venne venduta. Prima di giungere a Zurigo nella collezione Braginsky appartenne alla collezione di Beriah Botfield.
(red)
Online dal: 2015-12-17
Zürich, Braginsky Collection, B243 Vol. 4
Pergamena · 193 ff. · 32.2 x 26.3 · 1491
Bibbia ebraica
Il più vecchio colophon di questa bibbia ebraica con annotazioni (critiche al testo) masoretiche, che si trova alla fine dell'ultimo volume (vol. 4), afferma che Isaak ben Ischai Sason finì questa bibbia a Ocaña (Spagna) nel 1491. Alla fine di quello che originariamente era il primo volume – e oggi secondo volume (vol. 2) – un'altra annotazione dichiara che questo venne terminato nel 1494 a Evora nel regno del Portogallo, due anni dopo la cacciata degli ebrei dalla spagnola Castiglia. Originariamente questa bibbia era divisa in due volumi e presentava una sequenza insolita e non canonica dei libri. Nel XIX secolo venne suddivisa in quattro volumi (vol. 1, vol. 2, vol. 3, vol. 4) e ricevette una nuova rilegatura con una coperta di color rosso porpora e delle impressioni dorate. Nel XVIII secolo si trovava nel convento di S. Paolo dei Carmelitani Scalzi di Firenze da dove giunse, dopo i saccheggi napoleonici, forse nella Biblioteca Vaticana, ma già nel 1827 venne venduta. Prima di giungere a Zurigo nella collezione Braginsky appartenne alla collezione di Beriah Botfield.
(red)
Online dal: 2015-12-17
Zürich, Braginsky Collection, B247
Carta · 70 ff. · 18 x 13 cm · ca. 1670-1671
Ewronot ("Regole per il calcolo del calendario")
Il manoscritto contiene un Ewronot ("Regole per il calcolo del calendario"). Nel XVII e XVIII secolo nacquero molti cosiddetti Sifre ewronot ("Libri per il calcolo"), che possono essere visti quale reazione all'introduzione del calendario gregoriano nel 1582. In questi manoscritti è spesso raffigurato, sopra o accanto ad una scala, il biblico Issachar, un figlio di Giacobbe. Quale attributo tiene una clessidra nella mano. Qui si trova due volte un simile motivo; al di sopra del primo è illustrata inoltre una luna crescente con una faccia umana e delle stelle. La pagina del titolo mostra un arco ornamentale architettonico. Al termine del libro si trova il noto motivo di Mosé con le tavole della legge seduto ad un tavolo.
(red)
Online dal: 2015-03-19
Zürich, Braginsky Collection, B250
Pergamena · 247 ff. · 27 x 19 cm · [tardo XIII o inizio del XIV secolo]
Zedekia ben Abraham, Schibbole ha-leket («Spigolature»), copiato da Moses e Samuel
Il testo halakhico Schibbole ha-leket («Spigolature»), di Zedekia ben Abraham Anaw di Roma (ca. 1225-1297), contiene uno dei primi tentativi di codificare le leggi religiose ebraiche in Italia e di crearne un primo panorama sistematico. Dal punto di vista del contenuto il testo, suddiviso in 12 grandi capitoli con in totale 372 paragrafi, si occupa delle prescrizioni relative all'ordine delle preghiere e delle regole per il Shabbat, i giorni festivi e feriali, accanto a vari altri testi con tematiche halakhiche, che stanno in una dichiarata prospettiva aschenazita. Il manoscritto non è datato. Fu scritto dai copisti Moses e Samuel sia ancora nel periodo di vita o poco dopo la morte dell'autore, e costituisce così una delle prime copie che si conservano di questo testo.
(red)
Online dal: 2014-12-18
Zürich, Braginsky Collection, B251
Pergamena · 81 ff. · 18.7 x 13.7 cm · [XIV/XV secolo]
Abraham Abulafia, Chajje ha-olam ha-ba («La vita nel mondo dell'Al di là»)
Il cabbalista spagnolo Abramo Abulafia (1240- dopo il 1291) sostiene un concetto della cabbala che poco o niente ha a che fare con quella che era prevalentemente nota. Egli non la interpretava né come una forma della gnosi né come una specie di filosofia teosofica, che si concentrasse sulle Sefirot, emanazioni del divino. Al contrario cercò di raggiungere uno stato di estasi profetico-mistico, partendo dalla sua convinzione che l'esperienza dei profeti deve essere stata di natura estatica e che tutti i veri mistici debbano essere stati dei profeti. Quest'opera era particolarmente popolare e diffusa sotto i titoli Chajje ha-olam («La vita nel mondo dell'Al di là») oppure Sefer ha-Schem («Libro del nome divino») oppure Sefer ha-iggulim («Libro dei cerchi»), ma in questo manoscritto viene nominato Sefer ha-Schem ha-meforasch («Libro del nome che non si può nominare»). Il codice contiene dieci iscrizioni raffigurate in cerchi concentrici in inchiostro nero e rosso, così come 128 solo in inchiostro nero. Queste contengono delle dettagliate istruzioni per la meditazione mistica. Contemplando questi cerchi si dovrebbe recitare il nome di Dio - racchiuso in 72 lettere - originato dalla combinazione dei valori numerici delle lettere nei nomi nelle dodici tribù di Israele, dei patriarchi e delle nove lettere delle parola Schiwte Jisra'el («Tribù di Israele»). Il lettore dovrebbe «entrare» in ognuno dei tre cerchi rosso-neri partendo dall' «ingresso» indicato al poso, che è indicato, per così dire, da un piccolo tratto di penna.
(red)
Online dal: 2014-12-18
Zürich, Braginsky Collection, B252
Pergamena · 54 ff. · 19 x 13.5 cm · [ultimo terzo del XV secolo]
Minhagim («Riti liturgici»)
L'opera Minhagim («Riti liturgici») viene attribuita a Samuel di Ulm, anche se la paternità non è definita in modo chiaro. Dal punto di vista del contenuto contiene numerosi insegnamenti che si basano sulle opinioni di Jakob Moellin (1360-1427). Viene considerato una grande autorità spirituale del mondo aschkenazita. Probabilmente il manoscritto fu redatto nell'ultimo terzo del sec. XV in Italia poiché i disegni a penna si collocano nella tradizione dell'Italia del nord di quest'epoca. Molti dei motivi decorativi, per es. una testa con un naso pronunciato e pesanti palpebre che si sviluppano da un ornamento, o un lungo muro di città con torri rotonde, sono considerati tipici per Joël ben Simeon, importante rappresentante della tradizione illustrativa norditaliana.
(red)
Online dal: 2014-12-18
Zürich, Braginsky Collection, B253
Pergamena · 118 ff. · 13.5 x 9.4 cm · [intorno al 1400]
Mahzor secondo il rito aschkenazita (Nussah Ashkenaz)
Il volume, sicuramente molto utilizzato, si presenta in buone condizioni di conservazione ed è vergato in una elegante scrittura quadrata e semicorsiva. Contiene preghiere quotidiane e piyyutim per i giorni festivi, ma anche varie altre da recitare in occasioni speciali, e l'intero testo della Haggadah per la festa ebraica, un testo solitamente trascritto separatamente. Il manoscritto presenta un interessante caso di censura: lo spazio per la preghiera Alenu le-shabbeah, che si riteneva contenere un implicito insulto ai cristiani, è stato lasciato vuoto (19r-v). L'intero codice è stato sottoposto a censura a Mantova da parte di Dominico Irosolimitano, uno dei più attivi censori attivo in Italia a partire dalla seconda metà del XVI secolo. Questi non ha espunto nessun passaggio ma si è limitato ad apporre la sua firma sull'ultima pagina (f. 112v), a riprova dell'avvenuto controllo.
(red)
Online dal: 2014-12-18
Zürich, Braginsky Collection, B257
Pergamena · 23 ff. · 9.3 x 7 cm · 1719
Perek shira («Capitolo del Canto») e Kiddusch-le-jom tow («Santificazione [del vino] nei giorni festivi»)
L'anonimo inno al Creatore Perek schira è tramandato in più di cento manoscritti. I più importanti illustratori di libri ebraici del sec. XVIII hanno decorato questo inno. Questo codice fu scritto per Hertz ben Leib Darmstadt di Francoforte sul Meno e contiene delle illustrazioni a penna di Meshulam Zimmel ben Moses di Polna in Boemia, il quale però probabilmente ha confezionato il codice a Vienna.
(red)
Online dal: 2014-12-18
Zürich, Braginsky Collection, B259
Pergamena · 60 ff. · 13.5 x 10 cm · ultimo terzo del XV secolo
Miscellanea sul ciclo di vita ebraico
Questa miscellanea sul ciclo di vita ebraico, databile all'ultimo terzo del secolo XV, rappresenta probabilmente un regalo di nozze. Fu copiata da Leon ben Joschua de Rossi di Cesena. Contiene delle preghiere per la cerimonia della circoncisione, il formulario per una contratto di matrimonio da Correggio del 1452 (senza nomi), testi relativi al rito delle nozze, tra i quali un inno con l'acrostico El'asar; il contratto per un matrimonio stipulato a Parma nel 1420 tra Juda, figlio di Elchanan di Ascoli Piceno e Stella, figlia di Solomon di Mantova. Inoltre contiene preghiere per il cimitero con una apposita da recitare durante il banchetto del funerale; un rituale per evitare cattivi sogni; Ka'arat kesef, un poema etico del poeta provenzale Jehoseph ben Hanan ben Nathan Ezobi del sec. XIII e infine - aggiunto da altra mano - una preghiera personale di Moses Latif per Joab Immanuel Finzi.
Immediatamente alla fine del contratto si trova la raffigurazione della coppia di sposi (f. 10v). L'acconciatura, i vestiti e il velo della sposa rimandano alla contemporanea moda ferrarese, ciò che confermerebbe che il manoscritto è di origine italiana, forse della stessa Ferrara.
(red)
Online dal: 2014-12-18
Zürich, Braginsky Collection, B262
Pergamena · 23 ff. · 32 x 20.4 cm · 1730
Haggadah con traduzione in yiddish di Had Gadya (Nathan ben Simson di Mezeritsch Haggadah)
Questa Pesach Haggada con la traduzione ebraica dell'inno Had Gadya (f. 23r) fu copiata ed illustrata da Nathan ben Simson di Mezeritsch (oggi Velke Mezirici, Repubblica Ceca). Contiene tra l'altro una pagina iniziale decorata, un ciclo di illustrazioni della cerimonia della sera del Seder della festa ebraica della Pesach, nove illustrazioni al testo ed un ciclo per l'inno conclusivo Had Gadya (f. 23r).
(red)
Online dal: 2014-12-18